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Santuario Madonna della Pieve

CENNI  DI STORIA DELLA PIEVE DI SANTA MARIA DI BEINETTE

 

Le pievi (dal latino plebs=popolo) sono state una delle prime forme di organizzazione territoriale del popolo cristiano sotto la guida di un sacerdote ( il plebanus=pievano ). Le prime fonti che parlano della Pieve di Beinette risalgono all’XI° sec. e la definiscono “Pieve di Santa Maria” incardinata nel 1041, per volontà dell’Imperatore  Enrico III° di Franconia , nella diocesi di Asti e sotto la giurisdizione del vescovo di quella città.

Durante il XIII° sec. La pieve di Beinette fu via via abbandonata a se stessa, soprattutto per effetto delle lotte per la supremazia sulla città fra il vescovo e le magistrature del libero comune di Asti e anche per la sua lontananza dalla sede episcopale astigiana e ciò ne segnò l’inizio della decadenza che diventerà totale nel secolo successivo  in coincidenza anche con la costruzione della nuova chiesa parrocchiale  al centro del nuovo insediamento  abitativo dei beinettesi (sostanzialmente quello attuale).

La pieve di Beinette risorgerà come luogo di culto nel corso del XV° sec., in seguito alla erezione da parte di Papa Urbano VI° , nel 1388,della diocesi di Mondovì e all’adozione  da parte dei primi vescovi monregalesi di una linea pastorale  che prevedeva il recupero degli edifici di culto abbandonati. Nel corso  del XV°-XVI° sec., anche per interessamento di Francesco Jessellini-signore di Beinette- che ne fu il committente, la pieve verrà abbellita degli affreschi che possono essere tuttora ammirati. Nel corso del XVIII° secolo altri interventi strutturali interessarono ancora la pieve, quali la sopraelevazione del tetto e la sostituzione del soffitto a capriate con uno in muratura. (Ciò è tuttora  rilevabile dalla mancanza di spazi affrescati nella parte superiore di alcuni affreschi in corrispondenza degli appoggi delle travi delle capriate) ; inoltre sempre nel XVIII°sec. furono costruiti il portico  di ingresso, la stanza dell’eremita, l’altare barocco in marmo policromo e il campanile  che conferirono alla pieve l’aspetto che ha conservato fino ai giorni nostri.

GLI  AFFRESCHI

 

 

Tutti gli affreschi ritraggono scene della vita della Vergine. Due sono i periodi in cui la pieve è stata affrescata: gli ultimi decenni del XV° sec. che interessarono il presbiterio dove è raffigurata, nella calotta absidale, la Madonna col Manto o Madonna di Misericordia [soggetto molto diffuso in altre chiese del cuneese ] che accoglie sotto la propria protezione i rappresentanti di tutte le classi sociali, dalle teste coronate ai più miserabili [l’ultimo del gruppo a destra della Vergine è raffigurato scalzo] e che rispondeva a una delle esigenze più sentite dal popolo  cristiano di quell’età , flagellato da pestilenze, guerre  e calamità. Sotto è ritratta la Madonna in trono incorniciata dal baldacchino dell’altare , affiancata da un corteo di Santi [sul lato destro della Madonna : San Giacomo, San Michele e, seminascosta dall’altare barocco, Santa Caterina di Alessandria. Sul lato sinistro: Sant’Antonio Abate, San Bernardo d’Aosta e, seminascosto dalla colonna, San Pietro] ; tutti Santi che si segnalavano all’attenzione dei fedeli per i loro poteri taumaturgici.

Sul lato sinistro del presbiterio, in basso, è raffigurata forse  una deposizione di Cristo dalla Croce, di incerta lettura per l’accentuato degrado della pellicola pittorica, mentre sul lato destro è raffigurata la scena di Cristo che risorge, con davanti  in posizione orante, il committente, Francesco Jessellini e a fianco Santa Caterina di Alessandria e San Giacomo.

Coeva agli affreschi del presbiterio è la imponente figura  di San Cristoforo, ritratta sulla parete sinistra della navata tra la scena della Natività di Maria e quella del suo ingresso al Tempio.

Le pareti della navata sono state affrescate nei primi decenni del XVI° sec. e ciò è desumibile dalla impostazione prospettico-spaziale  delle varie scene ritratte, dallo studio volumetrico dei personaggi (mentre quelli del presbiterio sono figure piatte) e dalla presenza di scorci  paesaggistici, assenti negli affreschi  di fine XV° sec. Ma un aiuto per  una datazione più sicura ci è offerta dall’affresco della Circoncisione perché una tavola di analogo soggetto, conservata nel Museo Civico di Cuneo, presenta così tante analogie con l’affresco della Pieve da far supporre un probabile reciproco scambio di modelli tra i due artisti ; la tavola di Cuneo, oltre al nome del pittore (Defendente Ferrari), riporta anche la data di esecuzione: 1513 !

Partendo dall’ingresso nella Chiesa, sulla parete  sinistra della navata, abbiamo il primo affresco che ritrae il matrimonio di Sant’Anna e San Gioacchino ( i genitori della Madonna), poi, via via, l’offerta di Gioacchino, l’incontro alla porta aurea, la nascita di Maria, la sua  presentazione al Tempio, la nutrizione della Vergine, lo sposalizio ; sulla parete destra, partendo dal presbiterio, l’annunciazione, la nascita di Gesù, l’adorazione dei Magi, la fuga in Egitto, la circoncisione, Gesù tra i dottori del Tempio, la “dormitio virginis” e l’assunzione   di Maria al cielo.

Le fonti da cui sono stati tratti i soggetti raffigurati sono i vangeli canonici, i testi apocrifi                    ( protovangelo di Giacomo) e altri testi devozionali  posteriori (Legenda aurea –sec.XIII° ). Sono pure presenti influssi di pittori fiamminghi (ambientazione della nascita di Gesù) e dell’incisore tedesco A.Durer (sposalizio di Anna e Gioacchino). Non è possibile indicare nominativamente l’autore o gli autori degli affreschi perché essi furono opera di una bottega sotto la guida di un maestro di bottega. Ciò è rilevabile dalla  diversa qualità degli affreschi e dalla loro resa pittorica: eccellente in quelli opera del maestro di bottega [es. l’incontro alla porta aurea, lo sposalizio di Maria, l’annunciazione e la circoncisione], modesta in quelli dei frescanti apprendisti (es. la nutrizione della Vergine). Nel loro complesso sono affreschi che rispondono all’esigenza pastorale di illustrare in modo facile e comprensibile agli analfabeti i contenuti dei testi sacri; sono la così detta “Biblia pauperum.

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